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giovedì 14 agosto 2014

Kenia: "lapidazione per i gay". Nuovo disegno di legge proposto dai Parlamentari

Un nuovo disegno di legge anti-gay che vedrebbe le persone gay condannate a morte per lapidazione è in discussione in Kenya. Una nuova legge contro l'omosessualità è stata presentata dal Partito Repubblicano nell'Assemblea Nazionale.

L'intento è introdurre dure punizioni per l'omosessualità, con l'ergastolo o la pena di morte per 'omosessualità aggravata'.


L'autore del disegno di legge, Edward Onwong'a Nyakeriga, ha dichiarato:

"La proposta mira a fornire una legislazione globale e migliore per proteggere la cultura cara al popolo del Kenya:  valori familiari legali, religiosi e tradizionali contro i tentativi di attivisti per i diritti sessuali che cercano di imporre i loro valori di promiscuità sessuale sul popolo.
C'è bisogno di proteggere i bambini e i giovani che sono vulnerabili agli abusi sessuali e la deviazione a seguito di cambiamenti culturali, tecnologie dell'informazione senza censure, le impostazioni di sviluppo del bambino senza genitori e crescenti tentativi da parte di omosessuali a educare i figli in relazioni omosessuali attraverso l'adozione, affidamento o in altro modo " .

Il progetto di legge introduce anche l'ergastolo per chi gestisce o frequenta locali gay (chiamati bordelli dal firmatario della proposta di legge), che potrebbero essere utilizzati per indirizzare chi vive con una persona gay.

Il presidente del Kenya, all'inizio di quest'anno ha firmato una legge che legalizza la poligamia eterosessuale.

L'attuale codice penale del Kenya afferma:


"Qualsiasi persona di sesso maschile che, sia in pubblico che in privato, commette un atto di grave indecenza con un'altra persona di sesso maschile, o convince un'altra persona di sesso maschile a commettere qualsiasi atto di grave indecenza con lui, è colpevole di un crimine. "

venerdì 20 giugno 2014

Inghilterra: solo il 24% della popolazione pensa che il Cristianesimo sia un tratto di identità nazionale

Cosa significa essere inglesi, e quanto incide la religione sull'identità nazionale?
E 'una domanda che è stata oggetto di accesi dibattiti nel Regno Unito negli ultimi mesi.
Il Primo Ministro David Cameron ha suscitato accese polemiche nel periodo di Pasqua, quando ha detto che la Gran Bretagna è un "paese cristiano".

Le sue idee sembrano essere smentite dal rapporto annuale sugli andamenti sociali, che è stato pubblicato ieri.
QUA il documento.

Gran parte della della relazione è stata dedicata all'atteggiamento nei confronti dell'immigrazione e degli immigrati.
Tuttavia, ha anche riscontrato che solo il 24 per cento degli intervistati vede il cristianesimo come una caratteristica distintiva dell'essere britannico. Il sito del sondaggio dice:

"Nonostante le affermazioni del primo ministro David Cameron, secondo le quali il Regno Unito è un paese cristiano, l'essere cristiani è visto come un tratto legato alla nazionalità da una minoranza".

Ma non solo: rispetto al 1995, i dati mostrano una netta flessione con un passaggio dal 32 all'attuale 24 per cento. Un vero e proprio declino, insomma.

Il censimento del 2013 ha trovato che il 59 per cento dei cittadini britannici si definisce e sente britannico, con  un calo del 13 per cento in dieci anni. Anche questo elemento è alquanto sorprendente.

Addirittura,  lo scorso Aprile, Daniel Trilling, editore della rivista New Humanist, aveva dichiarato:

"Abbiamo una sorta di chiesa prestabilita con i Vescovi che siedono alla Camera dei Lord e votano le leggi che sono di tutti i cittadini del Regno Unito, indipendentemente dalla fede.
Sarebbe meglio, a mio avviso, per i religiosi e non se il Regno Unito diventasse a tutti gli effetti uno stato laico.
Una persona che segue un culto religioso differente dal Cristianesimo, quanto un non credente, non ha e non deve avere minori diritti.
E' molto evidente, dal punto di vista statistico, il numero sempre crescente di chi si definisce non religioso e questo fenomeno non è la conseguenza dell'influenza del laicismo militante, ma frutto di una libera scelta".

mercoledì 18 giugno 2014

Scandalo casa suore Tuam in Irlanda: "796 bambini morti, dove sono sepolti?"


Catherine Corless ha trascorso otto mesi cercando, senza successo, di convincere la gente a prestare attenzione alle ricerche che stava facendo su un istituto per ragazze madri a Tuam. 

Catherine è uno storico dilettante che ha trascorso settimane e settimane nelle biblioteche, chiese e uffici comunali: ha scoperto che, tra il 1925 e il 1961, 796 bambini sono morti nel St Mary Mother and Baby, gestito da suore dell'ordine Bon Secours. 

Ma lei non era in grado di trovare gli atti che dimostrassero dove sono stati sepolti. Lo scorso settembre ha suggerito che molti dei corpi potrebbero essere stati gettati in una fossa settica in disuso in un angolo del giardino della casa, un luogo dove i ragazzi avevano scoperto un mucchio di scheletri dei bambini nel 1970. 

Era sorpresa che i giornali locali e le stazioni radio non condividevano l'orrore che lei e alcuni residenti di Tuam sospettavano. Aveva sperato di ottenere il supporto per una campagna di raccolta fondi per poter installare le targhe con i nomi dei bambini morti nella casa. Un piccolo articolo è stato pubblicato, ma senza che nell'impaginazione potesse essere notato e avere rilievo, in un giornale locale.
"Era come se nessuno volesse parlarne", ha detto questa settimana.
La Corless ha coinvolto nelle sue ricerche le suore, i sacerdoti locali e la polizia, ma nessuna risposta. 

"Non riuscivo a capire. Siamo rimasti scioccati. Ci aspettavamo un riscontro, una reazione indignata. Invece, gli unici indignati eravamo noi", ha detto.
"La mentalità sembra essere: "È accaduto molto tempo fa, non pensarci più, non importa più". 

Tutto questo è cambiato due settimane fa, quando un parente di uno dei bambini morti, che, grazie ai social network era venuto a conoscenza del lavoro di Catherine Corless, ha parlato con un giornalista a Dublino.

Ha spiegato che esisteva la possibilità che i cadaveri dei neonati fossero in vasca settica. Così lo scandalo è esploso ed è finito nelle prime pagine di tutti i giornali. I media irlandesi hanno cominciato a prestare maggiore attenzione e la vicenda è diventata di dominio mondiale. Se ne parla ovunque, Stati Uniti compresi. 

Questa settimana, il lavoro della Corless finalmente ottenuto i risultati sperati: il governo irlandese ha avviato un'inchiesta su quanto accaduto a Tuam e in altre case del paese gestite da suore. 

Il Ministro Enda Kenny, ha detto che il trattamento delle madri e dei bambini nelle case-chiesa familiari era "un abominio", e ha aggiunto che per decenni le donne che hanno avuto figli al di fuori del matrimonio sono state trattate come "sub-specie" in Irlanda. Per gli attivisti che hanno lavorato per anni per far venire alla luce quanto accadeva nelle case sospette sia alle madri che ai bambini, è stato un trionfo. 

Il puzzle deve essere ancora ultimato, grazie al governo e alla chiesa che ancora deve dare una risposta. Ma il lavoro della Corless, nonostante i ritardi di anni (a mettere i bastoni tra le ruote anche la lentezza dei mezzi di comunicazione), sta dando i suoi frutti. Un lavoro fatto prevalentemente sul tavolo della cucina, sommerso da mappe della casa di Tuam e certificati di morte. 

La gente diceva: "Non si può parlare di ciò che forse appartiene al passato. E' meglio dimenticare. Forse c'è un senso di vergogna collettiva", ha ricordato. 

Rimane ancora l'anomalia dei certificati di morte ai quali non sono allegati quelli di sepoltura. Ma gran parte dei neonati ha trovato la morte proprio nella casa per ragazze madri a Tuam. Fa rabbrividire il solo pensiero che per questi bimbi non ci sia stata una sepoltura decorosa, ma che siano stati gettati via come spazzatura in una fossa comune. Senza alcun rispetto e senso della dignità.

Se ne parla anche QUA

martedì 17 giugno 2014

Usa: candidato in Oklahoma a favore della lapidazione dei gay: "E' scritto nella Bibbia"



Alcuni giorni fa, una rivista dell'Oklahoma ha scoperto che il candidato Scott Esk ha auspicato la lapidazione per i gay. La scorsa estate su Facebook Esk ha scritto, incitando anche i lettori, che esisterebbe un diritto all'uccisione degli omosessuali.
Non contento, ha aggiunto:

"La lapidazione contrasta in parte con il libertarismo e io mi reputo per gran parte libertario, ma è pura negligenza ignorare che in uno stato esistono motivi per i quali meritano di morire".

Un utente del social network ha inviato un messaggio a Esk, domandandogli spiegazioni.

Questa la replica:

"L'omosessualità mi crea fastidi e problemi, ma non ho mai affermato che avrei firmato una legge per condannarli a morte".

Chiamato a fornire ulteriori chiarimenti dal periodico che ha reso nota la vergognosa vicenda, Scott Esk ha riferito di non ricordare di aver espresso simili osservazioni su Facebook, ma non ha smentito il proprio punto di vista che troverebbe addirittura riscontri nel Vecchio Testamento.


"E' una legge di Dio che non intendo reintrodurre nel diritto dello stato di Oklahoma, ma nutro forti dubbi su quel tipo di peccato (l'omosessualità). Io sono a conoscenza di cosa è stato stabilito dall'Antico Testamento e ciò che è stato fatto allora era giusto. Io approvo la morale biblica"